
Quaderno terzo/7.
Altri filosofi e correnti filosofiche del Novecento.
 (Capitoli Dieci, Tredici e Quattordici, paragrafi 4-5, del
manuale di L. Ardiccioni, Filosofia, 3, G. D'Anna, Messina-
Firenze. L'indicazione vedi manuale rimanda alla pagina di
questo volume).
Introduzione. Come eravamo.
Il ventesimo secolo sta per finire, un secolo certamente ricco di
novit in campo filosofico, contraddistinto da una produzione
abbondantissima, la cui valutazione non  facile. Probabilmente
sar necessario un certo periodo di tempo per dare un'adeguata
sistemazione a tutta questa variet e ricchezza di opere che in
diversa misura sono fatte rientrare nel campo della filosofia. Noi
invitiamo comunque a non temere di muoversi da soli nella radura
(vedi manuale pagina 446), senza per dimenticare che il Novecento
 stato definito secolo filosofico non tanto per quello che i
filosofi hanno detto, quanto per il contenuto filosofico insito in
una serie di avvenimenti storici, che hanno modificato
profondamente il clima culturale.
Se da una parte tener presente la storia del nostro secolo  di
fondamentale importanza per comprendere la storia della filosofia,
dall'altra riesce ormai difficile renderci veramente conto di
quanto siamo cambiati, di come eravamo all'inizio del Novecento,
a quali livelli era giunto il clima di ottimismo in tutto
l'Occidente. Ce lo ricordava anni fa uno dei pi noti dissidenti
russi degli anni Sessanta e Settanta, A. Sinjavsckij, che iniziava
un suo intervento sulla stampa italiana con queste parole:
Recentemente mi  capitato di scorrere i voti augurali per il
compleanno del nascente ventesimo secolo. Si trattava di vecchi
numeri di eccellenti riviste liberali, con progetti e previsioni
per i successivi cento anni. Autorevoli professori, storici e
sociologi ne descrivevano una dopo l'altra le probanti
prospettive. Tutto sarebbe cambiato per il meglio (Corriere
della Sera, 23 maggio 1981, Ma Dostoevskij l'aveva previsto).
Questo era soprattutto l'orientamento culturale della borghesia,
la quale era ottimista anche perch, essendo al potere, ne
ricavava tutti i vantaggi. Ma la classe sfruttata dei lavoratori
era partecipe comunque di questo clima di ottimismo, sia pure
reinterpretandolo e adeguandolo alla sua diversa situazione.
Sui muri del palazzo comunale della citt di Imola, primo comune
socialista d'Italia, si trova una scritta augurale per il nuovo
secolo che possiamo utilizzare come esempio. Essa porta la firma:
Le societ popolari.

31 Dicembre 1900 - 1 gennaio 1901.
E' l'alba del secolo novo
Gettate fiori a piene mani
Lavoratori, pensatori, uomini
Se il secolo che muore vide l'unit e l'indipendenza delle Patrie
il secolo che nasce ne vedr la federazione
Se i conati di emancipazione della classe lavoratrice
 dal 1830 al 1871 spietatamente nel sangue furono soffocati
la prossima generazione ne vedr il trionfo
Se la donna  soggiace ancora all'obbrobrio secolare
 se il fanciullo non ebbe n pane, n educazione
se il vecchio non trova tetto e riposo
 provvedi, o novo secolo, alla redenzione della donna,
alla protezione del fanciullo, alla tutela del vecchio
 Se la Internazionale parve utopia
 cammina o secolo e sar realt
 Avanti, o cittadini
 quand'anco i fiori dovessero al suolo cadere,
calpesti come strame e l'osanna mutarsi in de profundis
avanti
 lanciamo al secolo che non ci vide nascere,
ma ci vedr morire, il nostro core vivo
 e pensando, lavorando, combattendo,
amando, forti del fato storico che ne sospinge
dalla scienza illuminato, diciamo,
oh diciamo a tutti i figli degli uomini
 lavoro, libert, giustizia, pace..

Oggi i motivi per essere ottimisti sembrerebbero almeno non
inferiori a quelli che potevano vantare i nostri padri all'inizio
del secolo. Il periodo di pace che sta alle nostre spalle  pi
lungo di quello che li rendeva pieni di ottimismo cent'anni fa
(l'ultima guerra europea era stata quella tra Francia e Germania
del 1870). Dalla fine della Seconda guerra mondiale il benessere
economico  cresciuto enormemente e la classe lavoratrice ne
partecipa in misura ben maggiore di quanto succedeva all'inizio
del secolo. Il processo di emancipazione della donna e la
scolarizzazione delle classi popolari sono andati al di l delle
speranze di quegli uomini generosi. Anche la cultura della pace da
allora ha fatto passi da gigante. Ma l'ottimismo non c' pi; in
mezzo sta un secolo che ci ha portato probabilmente le atrocit
maggiori di tutti i tempi (E. Wiesel).

In questo quaderno cerchiamo di completare il quadro della cultura
filosofica del Novecento proponendo, accanto alle correnti e ai
pensatori pi noti, anche filosofi il cui pensiero non  di solito
preso in considerazione nell'attivit didattica nelle scuole
secondarie.

Filosofia dei valori e neokantismo.
Richert, Cassirer, Dilthey.
La filosofia della societ.
Parsons, Mannheim, Simmel, Weber Ortega y Gasset.
L'idealismo.
Bradley, Croce, Gentile.
Il pragmatismo americano.
Peirce, James, Dewey.
La reazione al positivismo in Francia.
Boutroux, Blondel, Bergson, Theilard de Chardin, Maritain.
Lo strutturalismo.
Levi-Strauss, Foucault, Lacan.
La scienza economica.
Schumpter, Keynes.
La filosofia del diritto.
Kelsen, Schmitt.
La filosofia "ad occhi aperti".
Yourcenar, Arendt, Weil, Bulgakov, Berdiaev, Frank, Bobbio, Matte
Blanco, Zambrano.
La filosofia morale.
Apel, Jonas, Severino, Del Noce, Moretti Costanzi.
I filosofi ebrei.
Scholem, Rosenzweig, Buber, Lvinas.
I filosofi della religione.
Kerenyi, Eliade.
Nuove idee per la storia.
Fevre, Braudel, Huizinga, Callois, Nolte.
Filosofia e comunicazione.
McLuan.
